Da Puerto Lopez ci mettiamo in cammino verso Baños, una piccola localita’ turistica dell’Ecuador centrale, rinomata per le sue acque termali e per la sua vicinanza alla foresta pluviale: da qui infatti in un meno di un’ora si puo’ raggiungere Puyo, porta d’ingresso al bacino amazzonico.
La strada per arrivare a Baños e’ bellissima: lasciata la costa si inizia a salire verso la cordigliera andina attorniati da un’infinita distesa di natura rigogliosa. La lunghezza del tragitto pero’ ci fa propendere per una sosta intermedia a Quevedo, un’enorme citta’ situata nel mezzo del nulla e divenuta inspiegabilmente la meta prediletta dell’immigrazione cinese in Ecuador: stranissima sensazione quella di leggere i cartelli pubblicitari della “Ferreteria Chin Lao” o della “Clinica Dental Hong”. Potevamo perdere l’occasione di provare un ristorante cinese? Seguro que no!
Ma cio’ che ha reso veramente indimenticabile questo viaggio di avvicinamento e’ stato il raggiungimento della consapevolezza di essere diventati dei veri viaggiatori… E’ una strana sensazione e non so se riusciro’ a rendervi bene l’idea…
Tutto e’ iniziato alla biglietteria del bus di Puerto Lopez quando quasi ci mettiamo a litigare con un solerte impiegato che cercava di rifilarci un biglietto piu’ caro per farci fare un fantomatico percorso che secondo il suo parere ci avrebbe fatto risparmiare molte ore: niente da fare bello mio, sarai pure il guru della rete stradale ecuadoriana ma dopo il Peru’ sentiamo la puzza di “pacco” lontano 1 kilometro!
Al primo snodo importante, Porto Viejo, saltiamo giu’ dal bus e con un’icredibile coordinamento tattico riusciamo a:
- scaricare gli zaini;
- fare il biglietto fino a Quevedo senza farci turlupinare;
- caricare gli zaini sul nuovo bus;
- comprare un pacchetto di chifles (rondelle di banana fritte con un improbabile gusto di patatine);
- scambiare un paio di cenni d’intesa con l’autista per strappare 3 preziosissimi minuti prima della partenza per una improrogabile sosta al bagno.
Nel giro di 5 minuti abbiamo eseguito alla perfezione una procedura che soltanto 3 mesi fa ci avrebbe portato via mezza giornata, e tutto con una naturalezza sconcertante… stupendo!
Ma il massimo l’abbiamo raggiunto a Quevedo, dove naturalmente non avevamo prenotato alcunche’ e dove siamo arrivati verso sera e prevedibilmente piuttosto stanchi. Fidandoci della Lonely Planet (una guida decisamente “bipolare”) ci presentiamo in un albergo che in teoria dava ottime garanzie di qualita’… Lasciamo i documenti alla reception, saliamo in camera ed iniziamo a prepararci per una meritatissima doccia calda. Nel frattempo scopriamo che il giorno dopo la colazione inizialmente prevista non ci verra’ data: sconto sul prezzo della camera? Neanche per sogno! Con un piede dentro la doccia ed un altro fuori provo ad accendere la televisione con il telecomando che il “simpaticissimo” portiere ci aveva appena consegnato insieme alla chiave: scariche elettrostatiche su 125 canali: sconto sul prezzo della camera? Macche’! Ed ecco che la Robbie si trasforma nell’angelo vendicatore di tutti i viaggiatori ingabolati da questi sedicenti operatori turistici che in Italia farebbero sicuramente concorrenza a Toto’ e Peppino con la vendita della Fontana di Trevi: quello che gli ha detto con il suo splendido accento andaluso probabilmente gli sta ancora rimbombando nelle orecchie. Risultato: ci siamo rivestiti in quattro e quattr'otto con i nostri bei vestitini neanche un po’ sudati e ce ne siamo andati alla ricerca di un posto migliore, incuranti della stanchezza, sotto il peso degli zaini ma con una forza interiore mai provata.
La strada per arrivare a Baños e’ bellissima: lasciata la costa si inizia a salire verso la cordigliera andina attorniati da un’infinita distesa di natura rigogliosa. La lunghezza del tragitto pero’ ci fa propendere per una sosta intermedia a Quevedo, un’enorme citta’ situata nel mezzo del nulla e divenuta inspiegabilmente la meta prediletta dell’immigrazione cinese in Ecuador: stranissima sensazione quella di leggere i cartelli pubblicitari della “Ferreteria Chin Lao” o della “Clinica Dental Hong”. Potevamo perdere l’occasione di provare un ristorante cinese? Seguro que no!
Ma cio’ che ha reso veramente indimenticabile questo viaggio di avvicinamento e’ stato il raggiungimento della consapevolezza di essere diventati dei veri viaggiatori… E’ una strana sensazione e non so se riusciro’ a rendervi bene l’idea…
Tutto e’ iniziato alla biglietteria del bus di Puerto Lopez quando quasi ci mettiamo a litigare con un solerte impiegato che cercava di rifilarci un biglietto piu’ caro per farci fare un fantomatico percorso che secondo il suo parere ci avrebbe fatto risparmiare molte ore: niente da fare bello mio, sarai pure il guru della rete stradale ecuadoriana ma dopo il Peru’ sentiamo la puzza di “pacco” lontano 1 kilometro!
Al primo snodo importante, Porto Viejo, saltiamo giu’ dal bus e con un’icredibile coordinamento tattico riusciamo a:
- scaricare gli zaini;
- fare il biglietto fino a Quevedo senza farci turlupinare;
- caricare gli zaini sul nuovo bus;
- comprare un pacchetto di chifles (rondelle di banana fritte con un improbabile gusto di patatine);
- scambiare un paio di cenni d’intesa con l’autista per strappare 3 preziosissimi minuti prima della partenza per una improrogabile sosta al bagno.
Nel giro di 5 minuti abbiamo eseguito alla perfezione una procedura che soltanto 3 mesi fa ci avrebbe portato via mezza giornata, e tutto con una naturalezza sconcertante… stupendo!
Ma il massimo l’abbiamo raggiunto a Quevedo, dove naturalmente non avevamo prenotato alcunche’ e dove siamo arrivati verso sera e prevedibilmente piuttosto stanchi. Fidandoci della Lonely Planet (una guida decisamente “bipolare”) ci presentiamo in un albergo che in teoria dava ottime garanzie di qualita’… Lasciamo i documenti alla reception, saliamo in camera ed iniziamo a prepararci per una meritatissima doccia calda. Nel frattempo scopriamo che il giorno dopo la colazione inizialmente prevista non ci verra’ data: sconto sul prezzo della camera? Neanche per sogno! Con un piede dentro la doccia ed un altro fuori provo ad accendere la televisione con il telecomando che il “simpaticissimo” portiere ci aveva appena consegnato insieme alla chiave: scariche elettrostatiche su 125 canali: sconto sul prezzo della camera? Macche’! Ed ecco che la Robbie si trasforma nell’angelo vendicatore di tutti i viaggiatori ingabolati da questi sedicenti operatori turistici che in Italia farebbero sicuramente concorrenza a Toto’ e Peppino con la vendita della Fontana di Trevi: quello che gli ha detto con il suo splendido accento andaluso probabilmente gli sta ancora rimbombando nelle orecchie. Risultato: ci siamo rivestiti in quattro e quattr'otto con i nostri bei vestitini neanche un po’ sudati e ce ne siamo andati alla ricerca di un posto migliore, incuranti della stanchezza, sotto il peso degli zaini ma con una forza interiore mai provata.
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